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Degli unidici milioni di cubani quasi la metà sono cattolici. Da quando, nel 1998 Giovanni Paolo II visitò Cuba, i catalloci hanno avuto il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa. A questa immagine, si contrappone la rabbia dei dissidenti del regime di Castro, che chiedono riforme economiche e il passo verso la democrazia. A Cosa serve la visita di Benedetto XVI a Cuba veramente?
Il quotidiano La Stampa ha intervistato telefonicamente il dissidente Elizardo Sanchez. Come si legge nel quotidiano di oggi, 28 Marzo 2012, la visita di Benedetto XVI in realtà è stata accolta con minero entusiasmo rispetto al primo viaggio del vecchio pontefice. Sono in pochi oggi a pensare che la visita del papa possa portare nuovi cambiamenti e migliorare la situazione a Cuba.
I vantaggi di questo viaggio saranno nuove libertà per le celebrazioni, l'apertura di seminari e di centri per adulti e bambini, le scuole cattoliche sono e restano comunque vietate. La chiesa è entrata a Cuba per aiutare le popolazioni dopo che la crisi economica ha ridotto l'assistenza e la sanità pubblica. Questo, spiega il dissidente Eliardo Sanchez, ha rafforzato il rapporto tra il il cardinale di L'Avana Ortega e il leader Raul Castro, fratello di Fidel.
La repressione contro i dissidenti è sempre più dura. La vera transizione non c'è. L'imprenditoria non esiste, la generazione dei giovani non ha prospettive, l'embargo continua. Fidel non si converte, lui pensa di essere Dio.